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Gay & Bisex

Il mio primo vero...amore (ultima parte)


di lowel
16.04.2026    |    70    |    0 8.7
"Venne sopra di me, ci baciammo e unì il suo ventre al mio facendomi sentire tutta la sua voglia di penetrarmi..."
Tutta la notte pensai a quanto accaduto. Non riuscivo a dormire, ammetto che mi venne qualche senso di colpa per la situazione che si era venuta a creare. Ma pensai anche a quante delusioni, quante situazioni sfumate a causa della mia timidezza e a quante volte avevo dovuto reprimere le mie pulsazioni ed emozioni solo per il timore di uscire troppo allo scoperto e invece, finalmente, quella che mi si era presentata davanti era un’esperienza intensa, oltre ogni mia immaginazione che volevo, dovevo vivere. Tuttavia avevo, al contempo, la sensazione che fosse già finita.
Il giorno dopo mi recai a scuola con molta ansia, temevo che Roberto mi avrebbe chiesto qualcosa di particolare e non avrei saputo come rispondere perché non conoscevo la versione data da Alessandro al suo rientro a casa. Al contempo, ero desideroso di sapere cosa lui avesse detto di me una volta tornato a casa. Cercai di stare calmo e far finta di niente. Arrivato in classe, salutai Roberto e lui si avvicinò chiedendomi soltanto se fossi stato bene con lui e i suoi e che avremmo dovuto ripetere la full immersion perché a lui aveva fatto molto piacere. -Per fortuna non mi ha fatto domande imbarazzanti, pensai. Risposi, annuendo, che era stato tutto perfetto e che sì, mi avrebbe fatto piacere ripetere l'esperienza. Morivo dalla voglia di carpire qualche notizia di Alessandro ma feci il vago per evitare sospetti.
I giorni seguenti trascorsero senza grandi novità e, a dire il vero, piombai in uno stato di tristezza per la situazione di stallo che si era creata. Alessandro non mi aveva mai cercato e in fondo, come avrebbe potuto farlo? Di sicuro la sua vita era zeppa di impegni, non avevamo contatti diretti, e poi forse io avevo, come al solito, ingigantito le cose. Illuso che quella folle serata, potesse rappresentare il sogno tanto atteso.
Finalmente weekend e niente scuola! Il venerdì sera uscimmo con Roberto e con la mia migliore amica a mangiare un panino in un pub, volevo integrare Roberto con le mie amicizie e consolidare il nostro rapporto anche se provavo spesso un po' di imbarazzo per quello che era accaduto. Erano passati 10 giorni, circa, dal famoso episodio, io cercavo invano di distrarmi. La mia amica Laura sapeva di me da qualche anno e avevamo un rapporto splendido fatto di tante confidenze ma mai e poi mai le avrei raccontato l'accaduto. Le dissi però che Roberto non sapeva nulla di me raccomandandomi di non far trapelare niente, ma lei era sempre stata un'amica leale non mi avrebbe mai messo in imbarazzo. I due si piacquero molto e a me la cosa fece piacere. Mi stava a cuore la socializzazione di Roberto e in fondo speravo anche di trovare un bel ragazzo per Laura. La serata fu piacevole e fluida fino alla fine. Quella notte mi svegliai nel mezzo di un'eiaculazione spontanea che mi inondò gli slip ed il pigiama, nel momento in cui stavo sognando di essere preso da Alessandro in riva al mare. Cavolo, l'odore del mio sperma mi aveva messo una voglia matta di lui. Ma come potevo rivederlo?
La mattina dopo, sabato, fui sorpreso da una telefonata insolita di Roberto: - Buongiorno Andrea, ripreso dalla birra di ieri? Abbiamo bevuto un po'e devo dire che Laura non è stata da meno! Esclamò con tono scherzoso. E aggiunse: - Loretta è impegnata con il corso da PR così io e mio padre abbiamo deciso di fare un giro per questa bellissima terra e mangiare qualcosa in un ristorantino in riva al mare, vista la bella giornata. Mi sta chiedendo se ti andava di passare la giornata tra noi maschietti, che ne dici? Il suo tono rimase sempre allegro. Io ero al settimo cielo, l'idea di chiamarmi era stata forse proprio di Alessandro, voleva vedermi?
- Devo chiedere ai miei ma sicuramente non ci saranno problemi- risposi cercando di mantenere un tono tranquillo mentre dentro ribollivo di già. Accordato il permesso dei miei, mi preparai e loro vennero a prendermi alle 11:00.
Salii in macchina avvertendo il profumo di Alessandro. Quell’ebrezza mi aveva riportato al sapore della sua pelle e delle sue labbra, già morivo dalla voglia di lui; salutai con garbo sorridendo e lui dallo specchietto retrovisore rispose al sorriso, senza tuttavia troppa enfasi. Si lasciò soltanto dire: - Bene, ora ci darai qualche dritta sulla zona?
- Ben volentieri, risposi. E partimmo. Era palese ci fosse un po' di imbarazzo da parte di entrambi ma ero felice che avesse fatto la prima mossa. Arrivati al mare, facemmo una passeggiata e ci fermammo a bere un caffè. Roberto andò in bagno. Era l'occasione per parlare, ma la mia timidezza ebbe la meglio. Restai in silenzio. Lui, però, capita la situazione, prese la parola: - Come va Andrea? Sono felice che tu sia con noi.
- Anche io, tu come stai?
Ribatté: - Bene, diciamo, cioè, non lo so. Ti ho pensato tanto.
- In modo piacevole o brutto? Ripresi io.
- Sono confuso, e sai bene perché ma avevo voglia di vederti, non so se ho fatto bene. A queste sue parole fece ritorno Roberto e interrompemmo la conversazione. Ci alzammo e proseguimmo la giornata. Trovammo un ristorante con un tavolo su una palafitta proprio sul mare, in uno scenario magico e ordinammo del pesce. Alessandro chiese del vino bianco ma ci avvisò che ce ne avrebbe dato col contagocce vista la serata appena trascorsa. Scoppiammo a ridere e lanciammo battute varie fino a quando chiesi a Roberto se Laura gli fosse piaciuta. Intervenne Alessandro affermando che sicuramente anche lei, come tutte le donne aveva subìto il fascino di Roberto perché nessuno poteva resistere al fascino dei…dicendo il loro cognome. Nel farlo mi guardò, questa volta con un sorriso che cercava la mia complicità. Io lo fissai sorridendo e annuendo. Questa volta andai io in bagno a lavare le mani, Roberto venne con me. Mi chiese se mi trovavo bene con suo padre, ovviamente risposi di sì perché, al di là del desiderio personale verso di lui, Alessandro era una persona piacevole, simpatica e alla mano. Andai in bagno mentre Roberto si lavava le mani. Poi disse che ritornava al tavolo mentre io terminavo. Io annuii. Uscendo dal bagno mi trovai però Alessandro intento a lavare anche lui le mani. Gli sorrisi guardandolo attraverso lo specchio; lui fece altrettanto. Mi avvicinai per lavare le mani anche io e lui si avvicinò e mi disse, poggiando la sua bocca sul mio orecchio, che ero particolarmente bello, soprattutto quando sorridevo. Gli dissi, emozionatissimo, che ero felice perché ero con lui e lo supplicai di scambiare i numeri di telefono perché avevo voglia di rivederlo. Accettò ma dettò subito una condizione, quella, cioè, di non chiamarlo mai, lo avrebbe fatto sempre lui quando avrebbe potuto e se non avessi potuto rispondere mi avrebbe chiamato in un altro momento. Ovviamente io accettai, capendo che mi stava dando una grande opportunità di avviare un contatto diretto riponendo in me grande fiducia. Tornammo al tavolo, la serenità mi aprì una voragine nello stomaco per la fame.
La giornata fu un tumulto di allegria ed emozioni e finalmente io e Alessandro iniziavamo a costruire qualcosa di complice, lo sentivo.
La mattina seguente mi svegliai con un messaggio. Ancora mezzo addormentato lessi: - Sveglia dormiglione, volevo dirti che fino alle 10 sono libero e se vuoi possiamo sentirci, bacino. Un risveglio meraviglioso, risposi subito dicendo che l'avrei chiamato a breve. Ma scrisse che lo avrebbe fatto lui esattamente dopo dieci minuti. Così fece, mi diede il buongiorno con voce dolce e sensuale. Mi diventò duro in un attimo, mi dava delle sensazioni pazzesche il solo suono della sua voce. Gli dissi che avevo voglia di rivederlo per stare un po'soli in tranquillità. Mi propose di vederci il pomeriggio successivo vicino casa mia davanti un supermercato per non dare nell'occhio e da lì spostarci insieme in auto come se stesse dandomi un passaggio. Dissi di sì. La mattina a scuola, cercai di parlare poco con Roberto, forse per l'imbarazzo. Ero confuso, eccitato, ansioso e un po’ preoccupato. Finalmente si fecero le 17:00. Mancava un quarto d'ora all'incontro. Ero ancora più agitato ed eccitato, avevo fatto una doccia vivificante e stavo vestendomi quando arrivò il suo messaggio: - Sono in auto, mi avvio.
Un balzo al cuore mi fece affrettare i tempi e finalmente uscii di casa. Arrivai al supermercato, nei parcheggi vidi la sua auto ma aspettai prima di avvicinarmi. Gli scrissi cosa fare. Lui mi disse di avvicinarmi visto che la situazione era tranquilla. Salii in macchina inebriato dal suo profumo. Mi strinse la mano un attimo, come per rassicurarmi che da quel momento era tutto ok e partimmo. Mi chiese dove preferivo andare per farmi sentire tranquillo, ma io sorrisi: - Con te sono tranquillo ovunque. Mi propose il suo ufficio personale dove aveva sempre libero accesso e dove aveva un ampio salotto con cibo e bibite a disposizione. Così andammo lì. Mi fece mettere comodo, c'era un divano spaziosissimo, mi offrì da bere e aprì un cofanetto pieno di dolci, snack di ogni tipo, poi si sedette ma un po' distante da me. Ironicamente dissi: - Non sapevo fossi il capo della fabbrica di cioccolato. Subito scoppiò a ridere. I suo denti erano perfettamente allineati e la sua bocca carnosa ridendo formava una piega sul lato destro del viso liscio di rasatura appena fatta. I suoi occhi verde scuro brillavano e quella camicia bianca leggermente sbottonata lasciava intravvedere un po' di pelo ben curato con un pettorale definito, ma non esagerato. Mi guardò più serio: - Sei contento di essere qui con me? Avevo ed ho molti dubbi Andrea, se vuoi che torniamo a casa, dimmelo pure se lo preferisci ed io sarò per te solo un ottimo confidente. Io lo guardai, la timidezza stava sempre in agguato ma decisi che ormai era inutile lasciarsi sopraffare da timori sciocchi. Così mi avvicinai al suo fianco dicendo:
-Speravo tanto di essere qui con te e voglio starci. Iniziammo a baciarci dolcemente e da quel momento nessuno fece più cenno a dubbi o paure. Gli sbottonai la camicia e continuando a baciarlo con passione, gli toccai il petto che era quello di un uomo vero. Ero inebriato da tutto il suo odore, il suo sapore; ero terribilmente in tiro. Anche lui era evidentemente eccitato e dai jeans spuntava un rigonfiamento che poco spazio lasciava all'immaginazione. Mi tolse la maglia e restai a petto nudo. Mi baciò il collo, leccò l'orecchio e andò giù sul petto baciandomi i capezzoli. La sua lingua divenne un pennello che mi faceva fremere di piacere ormai ovunque. Mi sbottonò i jeans e mi guardò come a chiedere il permesso di toccarmi. Non opposi resistenza e mi ritrovai il cazzo nelle sue mani; lo accarezzò e poi iniziò lento a segarmi un po'. Sapevo che dovevo fare altrettanto e in effetti lo desideravo tantissimo. Quindi gli morsi dolcemente il mento squadrato che mi faceva impazzire, gli baciai il collo sentendo sulla lingua tutto il suo profumo. Gli baciai il petto e il capezzolo mentre lui si lasciava andare a gemiti sussurrati di piacere. Con la mano accarezzai la sua patta, la consistenza era notevole. Sbottonai i sui jeans e dagli slip spuntava un rigonfiamento favoloso. Mi baciò forte mentre io deciso misi la mano nelle sue mutande. Emise un gemito più deciso di piacere. Finalmente avevo il suo cazzo in mano. Era ben fatto, venoso e abbastanza grosso ma senza eccessi. Gli uomini adulti hanno una forma del pene eccitante, da veri maschi. Lo iniziai a segare dolcemente, notai una cappella grossa di forma perfetta che cresceva nella mia mano. Lui mostrava espressioni di godimento e ciò mi invogliava a proseguire. Stavo per prendere in bocca per la prima volta l'uccello di un uomo adulto e la cosa mi eccitava sempre più. Scesi con la bocca sull'ombelico e lentamente mi trovai ad un centimetro dalla sua cappella. La baciai, lui era già durissimo. Aprii la bocca e la accolsi dentro. Lui ebbe un sussulto, gemette con voce eccitata e sensuale. Iniziai a fare su e giù e la mia lingua lavorava come quando succhiavo un cono gelato, un lecca lecca. Il suo odore mi piaceva, era buono, pulito. Leccai la sua asta scendendo fino alle palle, erano ben proporzionate; le misi in bocca poi guardandolo dritto negli occhi risalii con la lingua lungo tutto il cazzo turgido e me lo rimisi in bocca, giù fino in gola. Lui impazzì: - Sei favoloso, ti prego continua. Lo succhiai ancora per abbondanti minuti. Anche lui mi toccò e mi segò, poi volle prendermelo in bocca e abilmente mi fece un pompino da paura. Si vedeva che era un uomo vissuto, con esperienza. Eravamo avvolti in un turbinio di eccitazione. Fu allora che mi sussurrò all'orecchio: - Vuoi proseguire o preferisci di no?
Io ero troppo eccitato e volevo darmi tutto a lui così baciandolo dissi: - Fammi tuo.
Era la mia prima volta da passivo e per giunta con un uomo maturo. Questa volta si fece più deciso. Mi levò i jeans totalmente, via gli slip, mi prese in braccio baciandomi e mi sdraiò sull’enorme divano. Venne sopra di me, ci baciammo e unì il suo ventre al mio facendomi sentire tutta la sua voglia di penetrarmi. Era così intenso il movimento che quasi stavo per venire, così lo fermai un attimo. Lui capì, si alzò, lo spogliai del tutto anche io e ripresi a succhiarlo. Dopo un po' mi iniziò a toccare il buchetto che nel frattempo si apriva e chiudeva da solo fremendo dal desiderio. Si bagnò un dito e iniziò a massaggiarmi. Io gemevo ad ogni colpetto che mi dava, era entrato col dito abbastanza da darmi sensazioni piacevoli che dimostravo gemendo con insistenza. Mi fece sdraiare di nuovo, mi aprì le gambe e si avvicinò con la bocca al mio buco per lubrificarmi meglio. Iniziò a leccarmi con maestria, la sua lingua mi penetrava e mi bagnava tutto, ero ben dilatato. Si sollevò dal mio culo e tornò a baciarmi con vigore, mi piaceva il modo di baciare, sapeva farlo e la mia lingua seguiva istintivamente la sua senza fermarsi. Ero pronto lo sentivo. Si alzò, prese un preservativo e se lo infilò. Lo inumidì con un po’ di saliva e si avvicinò. - Hai preferenze nella prima posizione? Voleva rispettarmi fino in fondo senza farmi male. A quel punto dovetti confessare: - Sei il primo da attivo, proviamo così. Restai sdraiato.
Lui sorrise: - Farò piano e se vuoi fermami.
Non dissi nulla aspettai la sua penetrazione che fu dolcissima. Lo fermai solo un istante mentre entrava la cappella pulsante. Si fermò, poi riprese e spinse leggermente. Era dentro. Gemetti tra un piccolo dolore ma tanto desiderio. Mi baciò mentre spingeva lentamente aumentando gradualmente il ritmo. Stavo scopando con l'uomo più bello mai visto e lui voleva me. Iniziò con più enfasi a spingere, io ero suo, gli dissi di continuare e lui mi chiese se mi piaceva. Era tutto perfetto. Dissi che lo volevo tutto e ansimammo insieme. Iniziai a sentire una sensazione stranissima e dopo un paio dei suoi colpi decisi, il mio cazzo iniziò a gettare sperma con schizzi lunghi, ero avvolto nel godimento, non capivo più nulla. Nonostante non mi fossi nemmeno toccato, ero venuto. Solo in seguito capii che il suo cazzo premeva sulla mia prostata provocandomi un grande orgasmo.
A quella vista lui esclamò: - Cavolo, fantastico! E si lasciò andare a una grande schizzata dentro di me.
Sentivo i getti copiosi che pulsavano dentro e il suo viso in un'espressione goduriosa impressionante. Sì accasciò sopra di me gemendo e il mio sperma sì unì al suo corpo. Mi baciò ancora e ancora. Restammo molti minuti lì immobili uniti, tra i nostri odori.
Ci rivestimmo dopo esserci puliti e mi riaccompagnò a casa tenendomi per mano dicendo le cose più belle e dolci. Decidemmo di non parlare dei sensi di colpa perché eravamo stati troppo bene. In auto suonavano le note di una canzone che casualmente divenne la nostra colonna sonora.
Passarono le settimane, continuammo a vederci di nascosto. Andai anche a studiare da Roberto altre volte ma senza dare troppo nell'occhio mantenemmo con Alessandro un atteggiamento normale, senza eccessi. Era diventato il mio uomo fisso, non sapevo bene come definire il nostro rapporto ma stavamo bene insieme e i miei freni inibitori con lui erano svaniti.
Un pomeriggio nel suo ufficio, gli chiesi di scoparmi sulla sedia della scrivania, una poltrona da ufficio in pelle. Mi eccitava l'idea visto che era rimasto lì a lavorare in giacca e cravatta. Lo pregai di non spogliarsi ma di star seduto lì e avrei condotto io il gioco. Accettò. Gli tirai fuori il cazzo e lo succhiai per farlo diventare durissimo. Mi levai la tuta e mi preparai ad impalarmi. Lui mi massaggiò il buchetto dopo avermi messo un dito in bocca per lubrificarlo. Poi fece colare un po' di saliva sulla sua cappella per agevolare la penetrazione. Quella scena mi stimolò un desiderio: - Ale, mi piacerebbe che facessi colare un po’di saliva sulla mia lingua e poi mi baciassi. Volevo sentire il suo sapore ovunque.
Lui accettò e mi riempì la lingua dicendo: - per ora solo saliva a breve ti faccio bere altro.
- Ok ma ora siediti che ti faccio fumare le orecchie, ripresi. Mi impalai il suo cazzone duro e cavalcai con energia.
A un certo punto mi chiese di alzarmi, voleva venirmi in bocca. Mi chinai succhiandolo e dopo poco disse: - ti do la sborra piccolo. Mi riempì la bocca, il suo sapore era fantastico come lui.
Arrivammo così all'inizio dell'estate: gli esami erano vicini poi sarei andato all'università. Roberto mi disse che sarebbe andato in America perché aveva vinto una borsa di studio e avrebbe colto l'occasione per studiare lì. Alessandro mi fece una confessione. Tra lui e Loretta era finita da un pezzo. Avevano preso la decisione di separarsi definitivamente. Lei avrebbe fatto ritorno al suo paese e partendo Roberto per l'America, stava valutando di rientrare a Milano in sede centrale. Ero sconvolto, tutte le mie certezze stavano svanendo. Lui però mi spiazzò: - -Mi sto innamorando di te Andrea, non voglio perderti.
- Ma sembra tu abbia scelto di farlo Alessandro, anche io ti amo tanto, dissi con un filo di voce.
- Vieni con me, iscriviti a Milano all'università, hai 18 anni ormai sei grande abbastanza da prendere la tua strada. Potremo vivere insieme e fare weekend fuori, dove vogliamo.
La proposta era magnifica, ma da qui in poi parte tutta un'altra storia.
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